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Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. A rischio 3milioni di bambine

Oggi, 6 febbraio, è la Giornata mondiale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili. Istituita nel 2003 dalle Nazioni Unite, la pratica è considerata violazione dei diritti umani e abuso irreversibile dell’integrità fisica di donne e bambine.

Sono oltre 100 milioni nel mondo le bambine e le donne che hanno subito la pratica delle mutilazione genitale (Mgf), ossia una rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni e circa 3 milioni quelle a rischio nei prossimi 10 anni. Queste le stime diffuse dall’Organizzazione mondiale della sanità e rese note in occasione della XII Giornata Mondiale.

Le mutilazioni femminili vengono praticate su bambine e adolescenti tra i 4 e 14 anni, ma in alcune realtà del mondo, l’età può essere molto più bassa, in alcuni casi a pochi giorni dalla nascita. Un intervento spesso in assenza di anestesia e delle più elementari norme igieniche. Tanto che le infezioni sono frequenti quando anche non la morte per setticemia.

In alcuni Paesi si fa per tradizione, in altri per motivi religiosi, in altri ancora per salvaguardare la verginità delle ragazze che sarà poi donata al futuro sposo. Il metodo vige ancora in almeno 28 Stati nel mondo, e secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 90 per cento di questi è in Africa, ma la pratica è diffusa anche in Medio Oriente, in alcuni Paesi asiatici e in alcune regioni dell’India. Molto preoccupante il fatto che, negli ultimi anni, si stia diffondendo anche in Europa e in Italia.

 

Proprio per quanto riguarda l’Italia, per far fronte al dilagare del fenomeno le Ong chiedono al governo Renzi di impegnarsi per ridurre le Mgf in Italia e in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate, mediante leggi e sanzioni rigorose per i trasgressori e l’istituzione di assistenza sanitaria gratuita per tutte le vittime che soffrono per le complicanze.

“Un appello permanente ad applicare la tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili in Europa e nel mondo” arriva dall’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera Federica Mogherini e dai commissari europei alla giustizia Vera Jourova e alla cooperazione internazionale Neven Mimica.
“Condanniamo con fermezza tutte le forme di violenza contro le donne e le bambine – si evidenzia nel comunicato -. Questo tipo di violenza non si giustifica per nessun motivo, che si tratti di usanze, tradizioni, cultura, rispetto della vita privata, religione o questioni d’onore, e nessuno di questi fattori può essere addotto dagli Stati come alibi per il mancato rispetto dell’obbligo di prevenire ed eliminare le violenze contro le donne e di perseguire i responsabili”.

(Fonte)

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